L'ennesimo esercizio di ottimismo a conclusione di una mattinata difficile, iniziata con le parole di Guido Crosetto sullo stato di salute dell'esecutivo. "Non so quanti giorni o settimane ha davanti il governo. Di certo una maggioranza che si regge su pochi voti non può andare avanti molto". Lo fa mentre a palazzo Chigi si fa la conta dei voti in vista della prossima fiducia sul maxi emendamento alla legge di stabilità con le misure anti-crisi e con l'ansia di nuove defezioni che cresce. E che l'allarme in casa Pdl sia davvero ai massimi livelli lo confermano le parole di Maurizio Sacconi. "Per quanto riguarda il maxi emendamento che sarà varato dal governo contro la crisi è meglio non parlare al momento di ricorso al voto di fiducia", ha detto il ministro del Lavoro. Posizione smentita qualche ora dopo da
Berlusconi. "Il ricorso alla fiducia è un fatto
quasi obbligatorio. Continueremo con il ricorso della fiducia", ha chiarito il premier da Cannes.
"Di fiducia in questo momento non si deve parlare - ha precisato - perché l'auspicio è che quel maxiemendamento sia valutato senza pregiudizio". "Mi auguro - ha aggiunto il ministro - che nella commissione parlamentare vi sia un esame oggettivo per quelle misure fondamentali per la nostra economia e che non vi siano posizioni ostruzionistiche e pregiudiziali".
MA NEL PDL CRESCE LA FRONDA ANTI-BERLUSCONI
O c'e' la maggioranza o si va a casa. La linea ufficiale di Silvio Berlusconi resta quella di resistere, se cade il governo ci sono solo le elezioni, qualora ci fossero i numeri per formare un esecutivo tecnico il Pdl dovrebbe scegliere anche di andare all'opposizione. Dunque, il Cavaliere tira dritto, convinto che nessuno possa prendersi la responsabilita' di creare un danno al Paese, sia sul rendiconto generale dello Stato in discussione alla Camera, sia sulle misure anti-crisi in calendario la prossima settimana al Senato. Ma il presidente del Consiglio è sempre più preoccupato per i numeri. A causa delle manovre interne al Pdl (si sta comunque tentando di 'recuperare' Stracquadanio e Bertolini e di 'agganciare' i Radicali) e per la posizione della Lega. La preoccupazione, infatti, è che il Carroccio, nonostante Bossi abbia detto a Giorgio Napolitano di volere solo il voto, possa sganciarsi ed appoggiare anche un altro tipo di governo. I frondisti Pdl, per esempio, sono convinti di avere il sostegno di un gruppo di parlamentari della Lega, nel momento in cui verranno create le condizioni per staccare la spina all'esecutivo. Anche se Maroni ufficialmente ribadisce che se cade il governo ci sono solo le elezioni, e' molto semplice. Il nostro scenario e' questo"
In ogni caso al momento il Cavaliere è determinato a portare a casa i provvedimenti illustrati a Bruxelles, sui quali ha messo la faccia. Chiede che la crisi venga certificata in Parlamento, ma dopo l'ok alle misure - riferiscono fonti parlamentari del Pdl - potrebbe anche essere costretto a 'cedere' ad un esecutivo Letta. Un governo simile, sostengono alcune fonti parlamentari del Pdl, verrebbe appoggiato sicuramente da Pier Ferdinando Casini.
Il presidente del Consiglio insiste sulla strada del voto, ma Napolitano e' stato chiaro nel sottolineare che, in caso di caduta dell'esecutivo, non potra' non tener conto della volonta' dei gruppi parlamentari. E alcuni 'big' di via dell'Umilta' non considerano il voto anticipato la strada maestra da seguire. Soprattutto esponenti ex An come Alemanno appoggerebbero con favore un governo di transizione di centrodestra. Non possiamo - questa la linea di una vasta area del Pdl - andare alle urne in questo momento. E' la tesi anche dei malpancisti che da giorni avanzano la proposta del passo indietro del Cavaliere. Tuttavia anche nel Pdl si teme che la 'carta Letta' non sia piu' spendibile, visto che non e' certo che si possa trovare una convergenza in Parlamento sul nome dell'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio. 'Boatos' di Montecitorio continuano ad ipotizzare l'opzione Mario Monti. Ieri il presidente del Consiglio ha rassicurato i partner europei sull'impegno italiano a ridurre il debito e a varare le misure anti-crisi. Il Cavaliere e' arrivato a Cannes insieme a Giulio Tremonti, quasi per inviare un segnale distensivo.
Ma nel Pdl si avverte ancora l'eco dello scontro consumato ieri tra Berlusconi e il Professore di Sondrio. Riferiscono che il ministro dell'Economia durante il vertice di ieri pomeriggio a palazzo Chigi avrebbe parlato di misure inutili in mancanza di un segnale di discontinuita', addirittura paventato il rischio della necessita' di un aiuto internazionale al nostro Paese. Ieri pero' entrambi hanno ripetuto che i fondamentali dell'economia italiana sono solidi e che sul provvedimento economico il governo e' intenzionato a porre la fiducia. "Siamo ottimisti sulla tenuta dell'economia italiana", ha sostenuto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. "Il problema - ha spiegato Berlusconi - e' il debito, ma noi abbiamo sempre onorato gli impegni presi".
"Bisogna allargare la maggioranza di governo, non attraverso un golpe di palazzo. Alcuni giornali cosiddetti amici del centrodestra hanno confuso la chiarezza del dibattito politico con un attentato alla disciplina. Berlusconi non puo' essere allontanato dal tradimento di qualcuno. Se ritiene di poter fare questa svolta gestendo lui stesso la presidenza del Consiglio lo faccia, altrimenti si faccia da parte". Lo ha detto Claudio Scajola
"Se il governo si dovesse presentare con un emendamento che contiene la traduzione legislativa di tutti i punti contenuti nella lettera del governo all'Europa, la domanda e' un'altra: perche' mai non dovremmo votarlo?". In una intervista a 'Il Fatto' Rita Bernardini, deputato radicale, non esclude che la pattuglia di 5 parlamentari pannelliani possa votare con il governo Berlusconi alla Camera.
"Quello che è scritto nella lettera all'Europa, penso alla possibilità di licenziare e alla flessibilità del mercato del lavoro, o alle pensioni, è quello che noi inascoltati chiediamo da anni. Se fosse la volta buona non capisco perché, proprio noi che abbiamo fatto i referendum dieci anni fa per realizzare queste riforme, proprio noi dovremmo opporci".
"Non ho letto i giornali in questo periodo. Non credo che sia dovere di nessuno dover smentire cose che non ha letto e forse cose che non ha detto". Lo afferma Giulio Tremonti, rispondendo alla domanda sulle indiscrezioni di una richiesta del ministro dell'Economia riguardo ad un possibile passo indietro da parte di Silvio Berlusconi.
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