La conferenza generale dell’Unesco ha votato a favore dell’adesione della Palestina come membro a pieno titolo dell’organismo Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura. La decisione è stata votata a maggioranza (serviva l’approvazione di almeno due terzi dell’assemblea, composta da 193 membri): i consensi sono stati 107, i voti contrari 14. Molto critici Israele e Stati Uniti, che hanno giudicato l’operazione «prematura» e «controproducente». Tel Aviv e Washington hanno minacciato di tagliare i finanziamenti all’organizzazione in caso di ingresso palestinese. La quota versata dagli Usa corrisponde al 22% delle somme corrisposte dagli Stati membri. Due leggi approvate negli anni ’90 dagli Stati Uniti vietano il finanziamento di qualsiasi organizzazione Onu che accetti la Palestina come membro a pieno titolo.
«UN PASSAGGIO CONTROPRODUCENTE E PREMATURO» - «Non possiamo accettare questa decisione», è il primo commento ufficiale di Washington. Il portavoce di Gerusalemme è ancora più netto. E definisce la votazione «una tragedia». Il sottosegretario Usa per l’Educazione, Martha Kanter, parla di passaggio «controproducente e prematuro». Gli Stati Uniti sono rientrati nell’organismo Onu dal 2003. Ne erano usciti vent’anni prima per quella che definivano come una «crescente disparità tra la politica estera Usa e gli obiettivi dell’Unesco.
L’ASTENSIONE DELL’ITALIA: «QUESTIONE INTEMPESTIVA» - Tra le nazioni che hanno votato contro, oltre agli Usa, ci sono Germania e Canada. L’Italia e il Regno Unito si sono astenuti, mentre la Francia, la Cina, l’India hanno votato a favore, assieme alla quasi totalità dei Paesi arabi, africani e latino-americani. «L’Italia si è attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell’Ue, in mancanza della quale abbiamo deciso di astenerci», ha detto Maurizio Massari, portavoce della Farnesina. «Riteniamo non fosse questo il momento per porre la questione della membership palestinese all’Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per una ripresa del negoziato tra le due parti».
GLI USA METTERANNO IL VETO - Il voto di oggi è un successo dal forte valore politico e simbolico per il popolo palestinese. È un primo importante passo, in attesa che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si pronunci sull’ammissione nelle Nazioni Unite, dopo la richiesta presentata lo scorso settembre dal presidente palestinese Abu Mazen, alla 66esima Assemblea Generale. In quella sede le cose si complicano molto, per la nascente Palestina. Gli Usa hanno annunciato da tempo che metteranno il veto, perché ritengono che uno Stato palestinese vada riconosciuto soltanto all’interno di un negoziato di pace con Israele.
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